Una fiaba

7 ottobre 2007, ∞ Retweet http://unquadernoarighe.it/30

Bimbo che dorme
© Jan-Willem L. Guldemond

Lui diceva che quella era uguale, però non era vero. Lei diceva che era solo una scusa. Allora lui ha mandato un messaggio.
Ma il numero era vecchio ed era acceso per caso solo che lui non lo sapeva e ha mandato lo stesso il messaggio.
C’era scritto che si potevano vedere e lei ha detto che poteva capitare e lui ha detto allora facciamolo capitare e allora lui aspettava un messaggio e poi lei è arrivata in quella Piazza.
Lui aspettava in quella Piazza. Lei era arrivata con la bici e lui subito voleva sapere da dove veniva e dove era.
Lei era bellissima.
C’era la Piazza, c’erano i capelli lunghi con i riccioli, c’erano i pantaloni belli, c’era il telefono e c’era il Nonno al telefono.
Allora lei doveva andare, ma poi doveva tornare e lui se la voleva accompagnare. Lei ha detto no, poi sono andati a studiare in Piazza, ma non la stessa Piazza di prima; un’altra Piazza, quella altra Piazza.
C’era il sole, c’era il prato, c’erano le foto, c’era il coro, c’era Perugia, c’era la galleria e i giochi con le parole che si dovevano indovinare, c’erano i piedi con i calli e poi c’era il professore e a volte si litigavano, ma poi si facevano anche la pace.
Poi si faceva male quella pancia, ma poi non si faceva più male.
E quello dente e anche quello poi no si faceva più male. Poi sono andati al Concerto. C’era il Papà, c’erano i posti occupati, c’erano la musica e c’era il flauto e poi il violino.
Poi chiedeva: che cos’è la musica?
Allora lei se lo spiegava che cos’era quella musica perché lui non lo sapeva.
La musica è DO RE MI FA.
Allora lei si preparava le cose buone e lui si faceva i regalini stupidi e tagliava i pomodorini e poi lei sorrideva e poi piangeva e anche lui qualche volta piangeva: c’era il profumino che non arriva, ma poi è arrivato ed era bello e poi c’era quella altra che voleva il posto numero sette, ma il Maestro aveva già detto che quello non era il suo posto.
Se l’aveva detto il Maestro!

C’erano tante cose che non serve una penna per scriverle e ci vuole un quaderno con tanti fogli grandi come il mare.
Poi c’era l’amore.
La fiaba è finita, ma tanto… a questo punto i bimbi già dormono.

Sono convinto che la virtù sia ciò che riesce a far apparire semplici, facili anche le cose più difficili. — Uto Ughi, violinista