
Taglio sul dipinto Veronica Veronese, 1872 (Dante Gabriel Rossetti)
Oggi, in biblioteca, ero seduto di fronte a mia moglie e siccome ieri l’ho vista di sfuggita senza riuscire a sedermici accanto, vedendola parlare con un uomo ho temuto che potesse contrarre matrimonio con un altro, perdipiù sconosciuto!
Allora oggi l’ho invitata a prendere un caffè. Lei ha cortesemente declinato tant’è vero che pur non avendo voglia di caffè sono dovuto uscire comunque per non fare la figura del coglione. Al mio ritorno, presa da una loquacità travolgente, mi ha detto molte cose sulla sua vita, le sue occupazioni, i suoi progetti… Insomma, l’invito al caffè ha suscitato in lei una tale voglia di parlare che l’ho conosciuta davvero mia moglie oggi.
Sta studiando anatomia e venerdì ha l’esame.
È bella mia moglie, ha i capelli rossi. Anzi, più rame che rossi a dire il vero e lunghi fino in fondo alla schiena.
E gli occhi castani, un corpo esile, un viso chiaro e labbra sottili e rosa.
Ha spesso una sciarpa, verde o rossa, che abbina alle scarpe. È molto discreta, ha il passo veloce ed una magrezza che sa di folata.
Siamo stati bene oggi. Abbiamo studiato uno di fronte all’altra fino al tardo pomeriggio e poi siamo tornati insieme. La sua casa è vicina alla mia. Te l’immagini? Io e mia moglie siamo vicini di casa da più di due anni e io non lo sapevo.
Non è che accadono a ciascuno cose secondo un destino, ma le cose accadute ciascuno le interpreta, se ne ha la forza, disponendole secondo un senso – vale a dire, un destino. — Cesare Pavese, Il mestiere di vivere