
Nel 1994 dal Ruanda, centinaia di migliaia di persone fuggono dal genocidio.
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Un vecchio siede davanti alla sua casa, davanti al ricordo di questa, ormai distrutta. I suoi piedi, uno sull’altro, i gomiti appoggiati sulle magre ginocchia… Le mani, anch’esse secche e aggrinzite, a tenere nascosto un viso rigato dalle lacrime amare di un pianto segreto.
Dietro le sue spalle, tra le mura crollate di un’altra casa, un uomo dimena le braccia cercando la vita; della propria donna, dei suoi ricordi, della dignità umana.
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Testo tratto da Ombre
Non c’è dolore più grande della perdita della terra natia.
— Euripide, 431 a.c