Ho trovato queste parole su appunto salvato su un file di testo datato 30 agosto 2008. Chiunque sia l’autore, catturò allora la mia attenzione e tuttora lo riesce a fare; a distanza di anni ho cercato e ritrovato queste righe che sento così familiari.
Degli asini amo la sagacia.
Non so perché si dica asino di uno scolaro con scarso rendimento. Ma forse sì, è davvero appropriato chiamare asino un bimbo più incantato da una corsa che da qualche insegnante incapace di ascolto. Evviva i bambini asini allora! Io sto con loro.
Qualche anno fa, in Grecia, vidi un asino che stava immobile, a cielo aperto, sotto un diluvio. Rimasi lungamente a guardarlo, colpito dalla fissità della sua postura e dalla sua imperturbabilità. Mi avvicinai. Sembrava finto. Non un muscolo del suo corpo si muoveva per reazione alla pioggia torrenziale. Ero sbigottito, ma pieno di meraviglia.
Che razza di animale è un animale che resta immobile per ore sotto a un diluvio? Quale istruzione atavica lo rende così indifferente all’arbitrio del clima e degli esseri umani?