
Marco Pantani, ciclista
A lui devo l’incanto pomeridiano. L’ipnosi un po’ assonnata, un po’ meravigliata a seguire per ore uno scintillante serpente che di minuto in minuto s’accorciava, s’allargava e si spampanava appena; finché sulle percentuali più ardite non era che un solo piccolo puntino dondolante.
«Marco, perché vai così forte in salita anche quando non serve?»
«Per abbreviare la mia agonia.» — ll Pantadattilo ha chiuso le ali, Gianni Mura