Mi capita a volte di voler dire qualcosa. Mi capita di sapere cosa dire, ma di essere incerto sul colore e sul calore che questo o quel discorso debbano portare agli occhi, al petto di chi legge.
Allora aspetto.
Senza far caso per giorni a quelle idee, qualcosa si muove a mia insaputa e tutto è più chiaro e le stesse parole ora dicono altro.
Quando questo succede posso scrivere di inverni apuani e sentire i cristalli in punta di penna. Posso dire di casa senza mai nominarla, raccontare di chiese romaniche in centro Sardegna e venire abbagliato dal bianco di piazze e di mura roventi.
È lì che capisco se sono arrivato. Non so quasi mai dove, ma sono arrivato.
Lì prendo una sedia, la carta, una penna; non posso che dirlo a qualcuno.