
Io il 1 giugno del 1987, foto di Filippo Piu (mio padre)
Penso alla vita come alla corsa di una particella lanciata a velocità folle.
Di tanto in tanto, sul suo veloce percorso, incontra un ostacolo o un’altra particella che la intercetta e devia il suo cammino.
Di poco, s’intende!
Eppure basta perché per sempre ci si ricordi di quell’incontro.
Mi capita di pensarci, talvolta, alle schegge che colpo su colpo hanno fatto la mia strada.
E pur non essendo giorni di bilancio, quelle deviazioni si illuminano durante questi piccoli anniversari personali; come segnaposti. Diventano più nitide, emergono dalla foschia degli affanni quotidiani, come se un sospiro spingesse via l’ordinario, lasciandole affiorare.
Oggi compio ventisette anni.
Di lucine ne vedo diverse guardandomi indietro e mi piace fermarmi, fissarne qualcuna, ricordando lo scontro che le ha rese parte di me.
Ascanio Celestini, di cui riporto sotto un estratto di un suo spettacolo, è una delle schegge che mi hanno colpito e che hanno contribuito al mio percorso.
È nato il primo di giugno del 1972.
Gli scienziati dicono che la pera a forza di mangiarla finirà. Dico, ma come può finire la pera? La pera è inesauribile, la pera, no? Per esempio: la nostra generazione di pidocchi esiste da moltissimo tempo: noi siamo nati più di tre giorni fa, e tre giorni fa la pera già esisteva, e questo significa che esisterà sempre e esisterà per sempre: la pera è inesauribile e possiamo continuare a mangiarla all’infinito. — Ascanio Celestini