Se oggi qualcuno mi chiedesse cos’è che voglio fare domani, non avrei dubbi.
«Tornare a Citerna Taro!» – gli direi.
Gironzolare fra le strade strette, chiuse da case coi tetti spioventi e rocciosi. Fermarmi sui muri a cavalcioni e guardare gli sbalzi dei monti lì intorno e sui freddi balconi vedere i gerani che lanciano ombre sotto la limpida luce di un febbraio al miele.
Ma potrei solo andarci, non certo tornarci. Pioveva quel giorno e Citerna Taro l’ho visto dal basso, mentre veloce passavo col treno.