Sull'autobus

20 maggio 2011, ∞ Retweet http://unquadernoarighe.it/83

C’è una faccia di uomo imbalsamato sul 2. È un ricordo di guance tumefatte ora asciutte, di palpebre incollate ferme appese.
Ogni volta che lo vedo penso che si può essere morti e comportarsi come se questo non fosse importante o, comunque, non più importante di un raffreddore.
Penso sempre che si può essere morti e non saperlo.

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. — Italo Calvino, Le città invisibili