Arbatassa 'e su coro meu

31 gennaio 2008, ∞ Retweet http://unquadernoarighe.it/35

Porto di Arbatax
Porto di Arbatax, foto d’epoca.

Ogni tanto quando la nebbia si diradava un po’ si poteva scorgere la luce di qualche locale. Persino l’odore dell’aria era diverso, ora confuso con quello proveniente dalle pizzerie vicine, ora mischiato a quello della legna umida, scaricata da qualche nave sul bordo del porto e che attendeva di essere ricaricata l’indomani, come ogni mattina, da un altro rumoroso mezzo.
Il mare profondo e calmo mi incuteva quasi paura.
Tratto da Arbatax

Questo scrivevo dieci anni fa.
Dentro di me non è cambiato niente. Amo quel posto come allora sebbene adesso sia associato ad un amore che non ha risparmiato i suoi dolori, i suoi amari ricordi.
Neppure Arbatax è cambiato.
Il solito porto, le solite case, i solidi odori e le luci, le facce, i silenzi, il mare, le onde;
e un cupo fiato di navi.

Teste fascië ‘nscià galéa / ë sciabbre se zeugan a lûn-a / a mæ a l‘è restà duv’a a l‘éa / pe nu remenalu ä furtûn-a — Sinàn Capudàn Pascià, Fabrizio De André